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Ai margini del sacro. Un database dei paratesti biblici latini


PRID 

Ai margini del sacro. Un database dei paratesti biblici latini

Finanziatore: MIUR
Responsabile scientifico: prof.ssa Emanuela Colombi
Unità di ricerca: dott. Alberto Campagnolo, prof.ssa Marilena Maniaci, prof.ssa Laura Pani 

Ai margini del sacro. Un database dei paratesti biblici latini – copertina

Presupposti teorici e metodologici

La fortunata definizione coniata da Northrop Frye (The Great Code: The Bible and Literature, 1982) della Bibbia come il 'grande codice' culturale dell'Occidente voleva applicarsi in particolare alla struttura archetipica del testo biblico, inteso come una rivelazione sul significato della storia e della condizione umana dotata di una inesauribile forza generativa culturale.

Tale prospettiva si concentra soprattutto sugli aspetti creativi originati nel corso dei secoli dalla fruizione intellettuale della Bibbia e dei suoi contenuti testuali, che hanno formato il pensiero dell'Occidente nel corso dei secoli. Viene tuttavia lasciato in ombra un aspetto complementare e al tempo stesso inscindibile, che ha veicolato il potenziale creativo dell'immaginario biblico, ovvero il concreto impiego del testo sacro e del suo vettore materiale, nelle sue funzioni pubbliche e private, liturgiche e catechetiche oltre che di esercizio spirituale: in sostanza, nelle sue funzioni di 'manuale' delle comunità cristiane. È attraverso la condivisione costante del testo sacro, anche nella sua fruizione orale, che ogni appartenente alla comunità veniva in contatto con una dimensione di produzione culturale e di materialità libraria in proporzioni assolutamente inedite rispetto a quanto concesso dalle culture al cui interno il cristianesimo si è radicato.

Un approccio metodologico che voglia comprendere gli usi reali e le trasformazioni della ricezione del testo biblico nei secoli non può prescindere da una considerazione globale degli aspetti con cui questo si presenta, ovvero dei vettori materiali che lo hanno tramandato nel corso dei secoli.

Un ambito di osservazione privilegiato in questa direzione è quello dei paratesti, ovvero gli elementi che accompagnano il testo nella pagina manoscritta (ma anche a stampa), senza appartenere al testo che vi è contenuto: la ricerca sui paratesti è stata consacrata dalla riflessione di Gérard Genette (Seuils, 1987), che per primo ne ha evidenziato l'importanza definendoli come 'soglie' di accesso al testo, caratterizzate da un’intenzione e da un’assunzione di responsabilità autoriali.

Allo studioso di tradizioni manoscritte, e a maggior ragione di manoscritti biblici, compete il compito di ricontestualizzare l'analisi condotta da Genette, poiché deve confrontarsi con un concetto di autorialità del tutto differente, nonché con l’unicità ‘materiale’ di ogni esemplare manoscritto. Nel caso dei codici biblici, poiché contengono testi a valenza religiosa e normativa, è evidente che i paratesti si configurano come i mediatori che veicolano il contenuto del testo a destinatari di epoche diverse, fornendo informazioni spesso ancora inedite sul ruolo culturale e sociale del manoscritto biblico da un lato, e sulla relazione tra ‘lector in fabula’ e ‘lettore empirico/attivo’ del testo, nonché sui contesti di produzione e fruizione nel corso dei secoli.

Obiettivi

Il progetto si propone di contribuire a colmare la generale lacuna, sempre più avvertita dalla critica recente, sullo studio dei paratesti in particolare dei manoscritti biblici, attraverso:

  • una recensione sistematica dei paratesti contenuti nei manoscritti biblici latini trascritti entro l'VIII secolo, con esclusione dei codici liturgici e dei frammenti. 
    Il censimento di tutti questi elementi permetterà di acquisire nuove informazioni sui diversi aspetti della produzione del manoscritto, e di illuminare in che modo i fruitori sono stati coinvolti con questi manufatti culturali nei diversi stadi della loro circolazione: isolando e categorizzando i vari tipi di annotazione, infatti, si identificano e interpretano le pratiche sociali e culturali che hanno lasciato tracce sul codice, e in un certo senso lo hanno formato e trasformato. Anche i lettori attivi, che appongono commenti, note, referenze intertestuali, escerti da altri scritti, contribuiscono a guidare la lettura e l'interpretazione del testo, facilitandone l'impiego o il reperimento di passi, e condizionando in un certo senso gli usi successivi del singolo manufatto culturale
  • la realizzazione di un database open access che raccolga e renda fruibili in modo innovativo i dati raccolti, integrando il piano strutturale (attraverso schede dedicate a ciascun manoscritto, relative ai paratesti presenti e in quale locus), quello testuale (attraverso la trascrizione dei paratesti coevi alla scrittura del codice, che saranno marcati e consultabili anche tramite ricerca full-text) e quello visuale.
    A tale scopo ci si appoggerà al programma VisColl, elaborato da uno dei partecipanti al progetto, che permette di modellare, mappare e visualizzare la struttura del manoscritto al fine di individuare le unità codicologiche, testuali e paratestuali, fino a creare una rappresentazione visuale del manoscritto, con diversi colori a rappresentare i diversi tipi di paratesti nella pagina. La selezione del paratesto di interesse porterà anche a visualizzarne la trascrizione, ove presente, e/o le note critiche per la sua interpretazione.