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DaD, industria e libertà – di Paolo Driussi


ELZEVIRO – 28 aprile 2020

DaD, industria e libertà

di Paolo Driussi


“Elzeviro” è una nuova iniziativa dipartimentale, un esperimento che ha lo scopo di aumentare la circolazione delle idee e il confronto degli argomenti all’interno del Dipartimento. Non ci sarà periodicità, né scelta prefissata dei temi, purché di interesse generale: è una pagina bianca messa a disposizione di tutti, sulla quale possiamo tutti intervenire.
Le proposte di contributo devono essere inviate a: sitowebde.dium@uniud.it.

DaD, industria e libertà


Sul Sole24Ore Mauro Calise scrive dei corsi a distanza, cui ci si è dovuti adattare nella presente emergenza, come del nuovo “oro nero”. L’autore strizza l’occhio alle industrie suggerendo un investimento in queste forme d’insegnamento, che sembra possano ora prendere piede facilmente. Le industrie potrebbero sfruttare l’impegno statale nell’educazione per godere dei benefici di questi corsi con un investimento parziale.
Dentro grandi realtà, e l’Università è fra queste, forze opposte si scontrano. Accanto allo slancio di chi si preoccupa per la sola ricerca al servizio dell’umanità c’è chi vede qui un affare lucrativo. In mezzo troviamo tutte le possibili sfumature di comportamento mediate dagli “investimenti”: non dobbiamo scandalizzarci.
Colpisce però il modo in cui vengono offerte queste prospettive. L’articolo di Calise è scritto con abbondanza di iperboli linguistiche che assecondano tutti i luoghi comuni del commercio, cioè della vendita immediata: catturare subito l’interlocutore per convincerlo ad accettare le proposte sfruttando alcuni efficaci termini chiave. Non è un bel segnale che in una proposta come “vincere la sfida per l’egemonia culturale” – qualunque cosa sia la cultura – non ci siano direttive, soltanto l’indicazione di una generica necessità di decidere la policy con cui farlo. Nell’articolo non c’è alcuna riflessione sulle finalità del lavoro, che possono cambiare dopo il Covid-19. Non si parla di studenti, né di ricercatori: non c’è elasticità. Si demanda tutto a non meglio precisate imprese. Abbiamo insomma l’impressione di trovarci di fronte a tanta energia dispersa in un’accozzaglia di idee offerte con parole altisonanti e promesse.
È lecito definire uno scopo, ma è limitante che sia espresso così male per un compito tanto complesso.
In precedenti elzeviri è stata ricordata l’importanza che taluni docenti possono riconoscere alla lezione tenuta in presenza. Altri colleghi possono pensare che ciò non sia così importante. Nel dubbio, Calise propone i corsi a distanza con motivazioni affatto diverse. Qualunque opinione su un corso universitario impone tuttavia di ricordare che le lezioni sono parte di un percorso di formazione finalizzato a dare allo studente, con l’apporto di tante voci diverse, una preparazione varia, pronta anche ad aggiornarsi nell’impegno del quotidiano. Che non è l’impegno del docente universitario.
Il periodo segnato dal Covid-19 non può essere superato con l’aiuto di chi insegna una singola materia, anche con le più innovative tecniche, ma piuttosto da coloro che sono usciti dai percorsi di studio che contengono anche quella materia, persone che possono applicarsi alle nuove realtà con una visione ricca e multiforme, quella offerta dall’Università.
Chi insegna in questa istituzione ha un compito molto arduo, perché deve offrire una quintessenza e allo stesso tempo trasmettere l’umiltà di fare capire che il suo punto di vista non è unico. Non lo si fa soltanto chiusi in rete, perché la vita è molto più complessa. L’Università insegna però che la collaborazione, la complementarietà intessono una vera rete, che può anche valersi di strumenti tecnologici, ma non può esserne succube se vuole essere rete che libera e non cattura.
La tecnologia è oggi una necessità di cui avere coscienza e libertà è sapere come usarla.

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