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Scuola italiana ed emergenza – di Angelo Gaudio


ELZEVIRO – 26 GIUGNO 2020

Scuola italiana ed emergenza

di Angelo Gaudio


“Elzeviro” è una nuova iniziativa dipartimentale, un esperimento che ha lo scopo di aumentare la circolazione delle idee e il confronto degli argomenti all’interno del Dipartimento. Non ci sarà periodicità, né scelta prefissata dei temi, purché di interesse generale: è una pagina bianca messa a disposizione di tutti, sulla quale possiamo tutti intervenire.
Le proposte di contributo devono essere inviate a: sitowebde.dium@uniud.it.

Cosa ci sta insegnando la crisi sulla scuola italiana - copertina

 

La crisi del coronavirus ha avuto inevitabilmente conseguenze di rilievo sulla scuola italiana e sui suoi rapporti con il resto della società: la scuola è un luogo e un tempo di vita separato, ma per chi ci lavora o la frequenta è anche e soprattutto altro, un intreccio di reti di relazione.
Le drammatiche circostanze hanno reso diffusa la consapevolezza delle molteplici funzioni della scuola. La prima è la trasmissione di contenuti e, attraverso essi, di valori. Si parla di curriculum "più o meno esplicito" per indicare ciò che una volta erano i "programmi" e, più di recente, in termini giuridico-didattici, le "indicazioni nazionali". Molti di questi documenti nelle premesse o negli obiettivi trasversali tendono a esplicitare la "morale della favola" ma ci sono anche obiettivi taciti, financo inconsapevoli; molti di quelli che hanno imparato a fumare lo hanno fatto nei bagni di una scuola sebbene nessuna scuola abbia mai inteso essere finalizzata alla acquisizione di tale "competenza".

Una retorica pubblicistica diffusa ha spesso contrapposto la distanza-virtualità alla presenza-corporeità con interventi di intellettuali anche italiani molto noti quali ad esempio Agamben. Ma nelle scuole le cose sono un po' più complesse e questo modo di affrontare il problema non aiuta a capire meglio.

Quanto possa essere possibile la socializzazione online dipende solo in parte dalla consuetudine coi mezzi: la retorica sui nativi digitali appare alquanto superficiale. I più giovani possono avere una consuetudine ludica, ma non necessariamente una competenza educata e riflessiva. Non sarebbe inoltre inutile interrogarsi quale didattica possa essere possibile, in presenza o a distanza, con numeri elevati di studenti, tanto più se disomogenei per vari aspetti.

Varie notizie riportate da fonti giornalistiche hanno già evidenziato i rischi che la DaD comporta verso nuovi e più ampi fenomeni di dispersione scolastica: dati Istat dello scorso 6 aprile: «Nel periodo 2018–2019 il 33,8% delle famiglie non ha computer o tablet in casa, quota che nel centro-sud sale al 41,6%». Il dato trova conferme da indagini come quella della Caritas, che parla di un 20% dei ragazzi che frequentano gli oratori della diocesi di Milano, e dalle accorate denunce dei maestri di strada napoletani, che parlano del 100%.

Ci sono già stati interventi in tema di diritto allo studio che, come tutti i progetti, fanno piovere dove, almeno un po', è già bagnato. Anche quando siano disponibili tablet da dare in comodato e sim gratuite da distribuire, la loro consegna a domicilio nelle fasi più dure della chiusura comportava l'attivazione di reti di protezione civile e talora perfino della collaborazione delle forze dell'ordine. Molto è dipeso dal sistema di relazioni del dirigente o comunque della scuola nel territorio.

La pur impressionistica sensazione è che nelle secondarie di secondo grado, così come nelle università, la DaD abbia funzionato, quantomeno compatibilmente con le abitazioni, le connessioni e le situazioni familiari di docenti e studenti. Dalla scuola dell'infanzia fino alla secondaria di primo grado si è trattato invece, in molti casi, di una sorta di home-schooling guidato che, inevitabilmente, fa ricadere la stessa possibilità di un suo svolgimento sulla disponibilità di tempo e su conoscenze e competenze degli adulti conviventi o comunque compresenti con gli studenti. Social e siti di settore testimoniano come la eterogena formazione infotelematica e gli atteggiamenti degli insegnanti siano connessi alla loro età, nel caso italiano una delle più elevate dell’area OCSE, ma anche al loro vissuto personale e professionale.

L'eventuale prosecuzione della DaD richiede interventi normativi e finanziari. Il "regolare inizio delle lezioni" è potenzialmente compromesso da normali adempimenti amministrativi, che la scuola vive oggettivamente e ancor più soggettivamente come emergenze, in particolare, nei prossimi mesi: assunzioni, concorsi e aggiornamenti di graduatorie che solo in parte minore si concluderanno prima dell’inizio del nuovo anno scolastico.