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21 Settembre 2026

SETTIMA CAMPAGNA DI ARCHEOLOGIA SUBACQUEA DOPO IL PASSAGGIO DEL CICLONE HARRY

Attività di salvaguardia e documentazione nell’ambito del Kaukana Project

L’Unità di Archeologia Subacquea dell’Università di Udine ha concluso la settima campagna di ricerche lungo la costa della provincia di Ragusa, un’edizione fortemente condizionata dai danni provocati dal Ciclone Harry.

Le attività, inserite nel Kaukana Project e coordinate scientificamente da Massimo Capulli del DIUM, si sono concentrate sulla salvaguardia e sulla documentazione dei siti colpiti.

La campagna è stata condotta in collaborazione con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, con il supporto dell’Institute of Nautical Archaeology (Texas, USA) e la supervisione della sicurezza in mare assicurata dalla Capitaneria di Porto di Pozzallo.

Le ricerche hanno interessato tre aree principali. Alle Secche di Circe il ciclone ha messo allo scoperto una nuova porzione del relitto di V sec. a.C. già indagato negli anni precedenti. L’équipe ha ripulito e documentato la zona, recuperato i materiali più vulnerabili e integrato la nuova parte con il rilievo del 2025 grazie al ritrovamento di un marker. La struttura superstite è stata poi protetta con geotessile, sabbia e inerti. Nel corso della ricognizione sulla medesima secca sono stati individuati anche quattro inedite ancore litiche e diversi elementi lignei lavorati.

Nella baia di Porto Ulisse, pur più riparata, la mareggiata ha esposto ulteriori materiali archeologici di epoca romana. Sono stati recuperati e documentati, aggiornando la mappatura del sito e prevenendone la dispersione.

A Kamarina il ciclone ha provocato un abbassamento del fondale e l’emersione di numerosi frammenti lignei riferibili a un relitto post‑classico situato non lontano dal relitto delle Colonne (II d.C.). La verifica dello stato di quest’ultimo ha evidenziato danni significativi: parti del fasciame risultano divelte e una delle colonne si è spostata di circa mezzo metro, finendo parzialmente sulla chiglia, evidenziando come questa situazione richiederà monitoraggio e interventi mirati nelle prossime stagioni.

Le ricerche condotte quest’anno rappresentano un caso di studio unico su come gli eventi meteo‑marini estremi, sempre più frequenti nel Mediterraneo, possano influire sul patrimonio culturale sommerso. I dati raccolti costituiscono una base essenziale per lo sviluppo di protocolli di monitoraggio e strategie di conservazione adattativa, contribuendo a discussioni più ampie sui rischi legati al clima che colpiscono il patrimonio culturale sommerso nel Mediterraneo.

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