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La vita teatrale a Ferrara a cavaliere di Sei e Settecento: l’edizione e il commento della Pulcheria di Cornelio Bentivoglio d’Aragona


La vita teatrale a Ferrara a cavaliere di Sei e Settecento: l’edizione e il commento della Pulcheria di Cornelio Bentivoglio d’Aragona

Finanziatore: Università degli Studi di Udine
Responsabile scientifico:
prof. Renzo Rabboni

La vita teatrale a Ferrara a cavaliere di Sei e Settecento

Il progetto è centrato sulle traduzioni del teatro francese e spagnolo a Ferrara, a cavallo di Sei e Settecento, a partire dall’edizione commentata della Pulcheria di Cornelio Bentivoglio d’Aragona (1668–1732), una traduzione-rielaborazione della Pulchérie (1672) di Pierre Corneille, che si conserva autografa (con correzioni) nel ms. Antonelli I. 171, 6 dell'Ariostea di Ferrara. La traduzione non è datata, ma è collocabile attorno al 1706.
L’edizione sarà inquadrata in una ricostruzione del contesto storico-letterario ferrarese, soprattutto in ambito drammatico, che metteva capo ai Bentivoglio D’Aragona. La famiglia magnatizia, ramo principale della casata principesca cacciata da Bologna all’inizio del Cinquecento, raggiunse nei secc. XVII e XVIII una posizione di prestigio indiscusso nella città estense, come dimostrano i ruoli ricoperti nelle principali istituzioni, le relazioni (anche matrimoniali) intessute con importanti dinastie italiane ed europee, i titoli autorevoli ottenuti nella gerarchia ecclesiastica. Al prestigio concorse la tradizione mecenatesca a dir poco sontuosa, che vide i membri della casata primeggiare, per tutto il Seicento e ancora nella prima metà del Settecento, negli allestimenti teatrali, nelle iniziative musicali, negli spettacoli cavallereschi. Nel caso di Cornelio, a tutto questo si aggiunse un cursus honorum di eccellenza: che lo vide dapprima nunzio pontificio di Francia, dal 1711 al 1719, al tempo della contrastata approvazione della bolla Unigenitus; quindi (1719) cardinale di Cartagine e, subito appresso, dal 1720 al 1726, legato di Romagna; infine, dal 1726 fino alla morte, ministro a Roma del re di Spagna. Di fatto, nei primi decenni del Settecento, il cardinale fu il vero dominus di Ferrara, e intervenne ad orientare attivamente, anche a distanza, la vita politica e culturale cittadina: coadiuvato dal fratello, marchese Luigi, collaboratore del teatro Grimani di Venezia e una delle prime figure di moderno impresario teatrale.