Università degli Studi di Udine

DIpartimento di Studi UManistici
e del patrimonio culturale

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Kurdish-Italian Faida Archaeological Project (KIFAP)

Kurdish-Italian Faida Archaeological Project (KIFAP)

Archeologia di salvataggio del canale e dei rilievi assiri di Faida (Duhok, Regione del Kurdistan iracheno)

Finanziatori: Università degli Studi di Udine, Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, Regione Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli, Aliph Foundation, Gerda Henkel Stiftung, Ministero dell’Università e della Ricerca, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Lab GIS dell’Università di Roma Tre, ArcheoCrowd3DTarget e 3Dflow
Responsabile scientifico: prof. Daniele Morandi Bonacossi
Unità di Ricerca: prof. Daniele Morandi Bonacossi, dott.ssa Francesca Simi, dott. Alberto Savioli
Sito web: Laboratorio di Archeologia orientale; Terra di Ninive: Vista Virtuale di Faida

Acqua e dei d'Assiria

Il progetto “Kurdish-Italian Faida Archaeological Project” (KIFAP) è un programma di ricerca, conservazione, tutela e valorizzazione iniziato nel 2019 allo scopo di salvare dalla distruzione, portare alla luce e valorizzare lo straordinario complesso archeologico assiro di Faida (Duhok, Regione Autonoma del Kurdistan, Iraq). Circa 20 km a sud di Duhok, ai piedi di una collina calcarea, un sovrano assiro (probabilmente Sargon II, 720-705 a.C.) fece scavare un canale d’irrigazione lungo quasi 9 km. Nella roccia che costituisce la sponda orientale del canale, furono scolpiti a bassorilievo almeno dodici pannelli rappresentanti il sovrano assiro alle estremità di una processione di sette statue di divinità stanti su basi collocate sul dorso di animali simbolo. L’insieme di bassorilievi finora rinvenuti dalla missione congiunta italo-curda dell’Università di Udine e della Direzione delle Antichità di Duhok, e quelli sicuramente ancora sepolti che saranno portati alla luce nelle prossime campagne di scavo, costituisce uno straordinario complesso di arte rupestre funzionale alla commemorazione politica e religiosa della costruzione di un canale d’irrigazione da parte del sovrano assiro.


Il sito di Faida è fortemente minacciato da una serie di impianti produttivi del vicino villaggio, da scavi clandestini e vandalismo. Il progetto intende mettere in luce i rilievi assiri scolpiti lungo il canale, documentarli, restaurarli ed elaborare un piano di protezione, valorizzazione e gestione di questo sito archeologico unico in tutto il Vicino Oriente. L'importanza storica e archeologica del canale di Faida e dei suoi rilievi rupestri è particolarmente rilevante dal momento che la regione di Duhok ospita gran parte del vasto sistema di irrigazione costruito dal re assiro Sennacherib per irrigare l’entroterra dell’ultima capitale dell’impero, Ninive (odierna Mosul). Il canale di Faida e i suoi rilievi, che costituiscono probabilmente un’importante infrastruttura di anticipazione del più ampio complesso idraulico costruito dal figlio e successore di Sargon, Sennacherib, sono oggetto di scavo archeologico, studio, tutela e valorizzazione nel quadro del più ampio lavoro condotto dall'Università di Udine dal 2012 (The Archaeological Environmental Park of Sennacherib’s Irrigation Network) per la protezione e gestione del monumentale sistema idraulico di Sennacherib, dei rilievi rupestri di Maltai, Shiru Maliktha e Khinis ad esso associati e dell’acquedotto di Jerwan. In particolare, grazie al supporto della fondazione Gerda Henkel il sito è stato munito di una recinzione per definirne e proteggere i suoi limiti. Inoltre, grazie al sostegno di Aliph Foundation nel 2021 il sito è stato oggetto di uno studio interdisciplinare per definire un programma di protezione, conservazione e valorizzazione dei 12 rilievi rupestri rinvenuti.

Nell’inverno del 2021 è stata anche lanciata la visita virtuale di Faida che è gratuitamente fruibile in lingua inglese a questo link.

Linee di ricerca

  • Scavo archeologico
  • Archeologia degli antichi sistemi d’irrigazione
  • Arti visive
  • Restauro
  • Protezione e valorizzazione del patrimonio culturale in aree post-belliche
  • Archeologia digitale

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