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Virus al potere – di Marco Fucecchi

ELZEVIRO – 26 MAGGIO 2020

Virus al potere

di Marco Fucecchi


“Elzeviro” è una nuova iniziativa dipartimentale, un esperimento che ha lo scopo di aumentare la circolazione delle idee e il confronto degli argomenti all’interno del Dipartimento. Non ci sarà periodicità, né scelta prefissata dei temi, purché di interesse generale: è una pagina bianca messa a disposizione di tutti, sulla quale possiamo tutti intervenire.
Le proposte di contributo devono essere inviate a: sitowebde.dium@uniud.it.

Virus al potere – copertina

 

Qualche giorno fa, nella pausa di una cavalcata rilassante a bordo del suo jet ski sul lago Paranoà a Brasilia, il presidente Jair Messias Bolsonaro si è detto insofferente (non preoccupato) dei timori causati dall'incremento di vittime della covid-19 nel suo paese: «È una nevrosi. Il 70% della popolazione prenderà il virus. Non c'è niente che io possa fare». Bolsonaro non riesce neppure ad ascoltare i governatori dei singoli stati e i membri del suo governo: già due ministri della salute si sono dimessi perché in disaccordo con la linea del presidente. Con un sistema sanitario nazionale al collasso, a quanti gli chiedono di adottare le misure di contenimento della pandemia in vigore negli altri paesi, Bolsonaro risponde seccamente di no: sarebbe un colpo fatale all'economia del Brasile, perciò meglio rassegnarsi a subire le perdite umane che la diffusione del virus provocherà.
Questa relativa indifferenza al problema che – come capita spesso agli epigoni – Bolsonaro esprime forse ancor più grossolanamente del suo modello (il presidente USA Donald Trump) – ha suscitato reazioni di sdegno e preoccupazione in Brasile e nell'opinione pubblica mondiale. La posizione negazionista (o astutamente filo-complottista) assunta da nuovi leader demo-carismatici davanti all'emergenza sanitaria si concretizza in forme di esibizionismo pubblico (strette di mano e abbracci dispensati ai fans, colpi di tosse forzati) che sfidano il senso comune, alimentano ostilità verso le restrizioni consigliate dalla scienza medica, e riflettono l'intento di minimizzare, piuttosto che di proteggere responsabilmente.
Pastori improvvisati e convertiti al dogma dell'immunità di gregge, questi leader si collocano agli antipodi della paterna sollecitudine con cui il mitico Edipo, all'inizio del dramma di Sofocle, accoglie la delegazione guidata dal sacerdote di Zeus e risponde alla richiesta di aiuto della città invasa dalla peste («come vorrei sovvenire a tutto: senza cuore sarei, se non avessi compassione di questa vostra supplica»). L'arrivo da Delfi del responso dell'oracolo di Apollo (non molto più oscuro e ambiguo di certe raccomandazioni dell’OMS) segna l'inizio di una ricerca sistematica e inesorabile, che porterà il re di Tebe a scoprire chi è veramente e a trovare proprio in se stesso la causa del contagio, del male che affligge l'intera comunità.
Il tema del potere che è causa di un'epidemia letale è antico quanto l'Iliade di Omero. In quel caso l'identità del responsabile (Agamennone, re e 'pastore' di tutti gli Achei) è nota dall'inizio (che è anche l'inizio del poema). Eppure molti uomini muoiono nell'accampamento per mano di Apollo (sempre lui) prima che gli altri capi convochino un'assemblea e l'indovino Calcante – sicuro della protezione di Achille – arrivi a puntare il dito proprio contro Agamennone, stigmatizzandone la condotta arrogante verso Crise (il sacerdote a cui non aveva voluto restituire la figlia Criseide, sua prigioniera) e il sacrilegio commesso nei confronti del dio (Apollo, appunto). Com'è risaputo, sebbene a malincuore – e con gravi 'conseguenze interne' –, Agamennone deve cedere: se non per spirito umanitario, almeno per continuare la guerra e risalire nei sondaggi («La renderò, tuttavia, se è la cosa migliore; voglio che l'armata si salvi, non che si perda»).
E Bolsonaro? Un paio di settimane fa un suo ex-sostenitore, João Doria, governatore del ricco stato di San Paolo, ha aspramente criticato il modo in cui il Brasile sta gestendo l'emergenza, al punto da affermare che nel paese ci sono ormai «due virus da combattere: la covid-19 e Bolsonaro». Ma, per ora almeno, in Brasile non cambia niente e, a questo ritmo, il virus (quello vero) forse permetterà al presidente di sbarazzarsi con più facilità – e meno clamore che in passato – delle poche centinaia di migliaia di nativi che ancora si ostinano a vivere nella foresta amazzonica. Del resto non si può pretendere che – come un altro Edipo, quello 'imperiale' di Seneca – il presidente Bolsonaro possa nutrire qualche dubbio su se stesso e sul proprio ruolo, o magari anche solo avvertire in bocca il disgustoso sapore di un potere avariato.

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