Università degli Studi di Udine

DIpartimento di Studi UManistici
e del patrimonio culturale

DIUM - Dipartimento di eccellenza 2018-2022 MIUR %} MENU

Pestilenza e cittadinanza – di Elena Fabbro

ELZEVIRO – 10 aprile 2020

Pestilenza e cittadinanza

di Elena Fabbro


“Elzeviro” è una nuova iniziativa dipartimentale, un esperimento che ha lo scopo di aumentare la circolazione delle idee e il confronto degli argomenti all’interno del Dipartimento. Non ci sarà periodicità, né scelta prefissata dei temi, purché di interesse generale: è una pagina bianca messa a disposizione di tutti, sulla quale possiamo tutti intervenire.
Le proposte di contributo devono essere inviate a: sitowebde.dium@uniud.it.

Pestilenza e cittadinanza


Se in questi giorni rileggiamo Tucidide e la sua descrizione della peste che colpì Atene nel 430 a.C., la nostra prima sensazione, non solo per la problematica trattata ma per il tragico spessore dell'analisi, è quella di una impressionante attualità dell’antico.
Certo la nostra situazione è ben migliore di quella degli Ateniesi del quinto secolo, a cominciare dal fatto che la sinistra associazione metaforica tra malattia e guerra, diventata in questi giorni pervasivo luogo comune, per loro era concreta perché affrontavano insieme peste e guerra, il che consentiva all’opinione vulgata ateniese di sostenere che erano stati gli Spartani ad avvelenare i pozzi. Se facciamo riferimento alla guerra economica, ultima versione della guerra fredda, qualche analogia recentissima nelle fake news circolanti ci viene in mente.
L’altro vantaggio è la nostra fiducia nella scienza medica, mentre Tucidide non può che accertare la sconfitta della medicina. Peraltro l’ignoranza che i medici ateniesi constatavano nei confronti del male sconosciuto è affine all’atteggiamento umile e avveduto che conservano i nostri scienziati nel momento in cui si trovano ad esercitare sul Paese un’impensabile leadership intellettuale; come pure la dedizione di chi cura gli altri esponendo se stesso risulta senza nessuna retorica idealizzante dall’affermazione di Tucidide (pur privo di strumenti statistici) che proprio i medici furono la categoria più colpita.
L’aspetto più interessante è peraltro costituito dall’analisi delle mutazioni che la pestilenza determina nel corpo sociale: a partire dal sovvertimento delle usanze funebri – un tema che anche in questi giorni ci colpisce nel modo più doloroso – si arriva a delineare l'emergere di una generale anomia (illegalità): la coscienza della propria fragilità induce ciascuno alla ricerca dell'interesse privato e del piacere e l’impunità è assicurata perché la malattia è più veloce del corso della giustizia.
C’è da chiedersi quanto questo individualismo incontrollato sia avvertibile come deviazione o rischio di una democrazia imperiale che si credeva invincibile mentre si lanciava nella guerra che avrebbe segnato la sua fine e a cui Tucidide non risparmia aspre critiche.
In quegli stessi anni Sofocle dava nell’Edipo Re una rappresentazione della pestilenza che pone in termini del tutto diversi il rapporto tra popolazione e autorità costituita: qui il popolo, per bocca del sacerdote che ne è il portavoce, si definisce un soggetto unitario, non differenziato per classi d’età e tanto meno per individui e nella sua totalità esprime fiducia esclusiva nei confronti del sovrano che lo ripaga con sollecitudine ed empatia, posponendo il proprio benessere a quello comune.
Certo, una rappresentazione tragica ha natura diversa da un resoconto storico, ed è comunque escluso che l’Edipo Re sia un encomio della monarchia assoluta (le vicende tragiche sono obbligatoriamente collocate nei regni mitici); chiama in causa tuttavia la deontologia del sovrano, delineando un modello di convivenza civile tanto produttivo da fondare il mito settecentesco della monarchia illuminata e da trovare quel punto d’equilibrio tra affermazione del privato e interesse pubblico che resta l’obiettivo centrale della cultura politica: si pensi al dibattito, attivo in questi giorni, che si interroga fino a che punto un regime democratico sia in grado di operare una repressione efficace dei comportamenti sociali che in un’epidemia danneggiano la comunità oltre che se stessi, a confronto coi regimi che prevedono uno stretto controllo della sfera individuale.

 LEGGI ANCHE...


Per un elogio degli uomini formica, di Chiara Battistella

Per un elogio degli uomini-formica
di Chiara Battistella

In questi giorni inquieti e movimentati, anche i classici greci e latini sembrano essere riemersi dall’oblio... (continua)


Copiare in tempo di peste

Copiare in tempo di peste
di Laura Pani

Nel libro manoscritto il colophon – termine mutuato dall'editoria – è un segmento di testo talora aggiunto dallo scriba... (continua)


Il Papa e il vuoto, di Emanuela Colombi

Il Papa e il vuoto
di Emanuela Colombi

Proprio nel momento in cui faceva il giro del mondo l'iconica immagine di papa Francesco, solo nel vuoto assordante di Piazza San Pietro durante la benedizione Urbi et orbi... (continua)