Università degli Studi di Udine

DIpartimento di Studi UManistici
e del patrimonio culturale

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Palazzo Caiselli

Palazzo Caiselli

Sede del Dipartimento di Studi Umanistici

Palazzo Caiselli


Vicolo Florio, 2/b – 33100 Udine
Telefono: +39 0432 556619
Fax: +39 0432 556649

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Palazzo Caiselli

La prestigiosa sede del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale si è formata nell’arco di quasi due secoli attraverso interventi riferibili a epoche e gusti diversi che ne fanno una testimonianza preziosa dell’architettura e dell’arte udinese.
La sua storia inizia attorno alla metà del XVII secolo quando i Caiselli, facoltosa famiglia di mercanti di origine bergamasca da poco stabilitasi nel capoluogo friulano, ottengono il titolo di conti e, desiderosi di rendere evidente la loro ascesa sociale, acquistano alcuni edifici nell’isolato accanto alla chiesa di San Cristoforo con l’intento di accorparli per realizzare un unico grande palazzo. I lavori di trasformazione sono avviati nel 1658 dalla parte anteriore, prospiciente la piazza, e continuano nel secolo successivo nella facciata sull’attuale via Caiselli, accompagnati da una diffusa e preziosa decorazione interna di gusto rococò che culmina nel salone d’onore al piano nobile, diviso in altezza da un sontuoso ballatoio in legno, con eleganti stucchi che incorniciano stemmi nobiliari collocati sopra le porte. L’ovale che cattura lo sguardo al centro del soffitto viene riservato alla grande tela raffigurante la Nobiltà e la Virtù che trionfano sull’Ignoranza, eseguita attorno al 1740 da Giambattista Tiepolo e oggi conservata nei Musei Civici di Udine.

Solo sul finire del secolo i Caiselli affrontano il problema della realizzazione di una facciata unitaria su piazza San Cristoforo e ne affidano l’incarico a una singolare figura di architetto, il francese Gabriel Jean Nicolas Joseph Le Terrier de Manetot, nobile capitano di cavalleria antinapoleonico rifugiatosi in Istria nel 1796, dove in seguito assumerà il cognome Montechiaro e guiderà nel 1809 un’insurrezione contro i francesi e a favore degli Asburgo che gli costerà la fucilazione. Il lungo prospetto, eseguito entro il 1804, viene da lui armonizzato e monumentalizzato nella parte centrale utilizzando un sobrio e raffinato linguaggio neoclassico, mentre all’interno il quadraturista Marino Urbani e Giambattista Canal dipingono nel 1802-1805 la stanza delle architetture, accanto al salone, e lo stesso Canal, affiancato dall’udinese Giuseppe Del Negro, decora a monocromo la volta dello scalone d’onore (3). Abili artisti procedono per tutto il secolo ad affrescare altre sale al piano nobile, decorando pareti e soffitti con eleganti motivi floreali, putti, finti velari di pizzo, drappeggi e cineserie, rendendo il palazzo ‒ che conteneva anche una pregevole collezione di dipinti ‒ uno dei più prestigiosi della città.

Nel frattempo, acquisito ormai l’intero isolato, i Caiselli sistemano la parte posteriore ricavando un secondo cortile, il cui accesso monumentale da vicolo Florio è progettato nel 1852 da Andrea Scala, professionista udinese e figura di spicco nell’architettura italiana dell’Ottocento.
È questo l’ultimo intervento di rilievo sulla nobile residenza. Le fortune declinati della famiglia portano nel Novecento a un periodo di degrado e di manomissioni. Non solo la collezione di opere d’arte viene dispersa e la tela del Tiepolo è confiscata negli anni Trenta per scongiurare i ripetuti tentativi del proprietario di esportarla clandestinamente all’estero, ma anche l’immagine dell’edificio subisce irrimediabili alterazioni quando nel 1954-1961 nella facciata principale è realizzato l’attuale portico per ricavare negozi che vanno ad occupare l’androne di accesso e tutto il pianterreno.
Il riscatto del palazzo avviene in seguito all’acquisto, tra 1984 e 1989, da parte dell’Università di Udine, che nel 2001 avvia un accurato e complesso restauro concluso tre anni dopo. Nel corso dei lavori è emersa nei solai lignei di due grandi sale al piano terreno una preziosa decorazione policroma di tema figurativo e araldico databile alla prima metà del Quattrocento e state ritrovate e recuperate significative testimonianze pittoriche risalenti alla fase sette-ottocentesca, come la rara decorazione di gusto cinese, lumeggiata a oro, di una delle stanze del piano nobile destinata probabilmente a fumoir.

Testo di Donata Battilotti, Professore ordinario di Storia dell'Architettura.