Università degli Studi di Udine

DIpartimento di Studi UManistici
e del patrimonio culturale

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Carriere

Carriere

In un articolo apparso sul Messaggero Veneto (9 ottobre 2017), Giacomina Pellizzari dava voce alla reazione dei magnifici rettori delle due università regionali, molto contrariati dalla lettura di alcuni dati OCSE che descrivevano l'Italia come un Paese con pochi laureati, per di più con scarsa preparazione. Nella loro levata di scudi in concerto, entrambi sottolineavano come, al contrario, i laureati dei rispettivi atenei godessero di grande riscontro all'estero. La causa di quei dati insoddisfacenti doveva essere dunque diversa – economica, per via della scarsità di finanziamenti pubblici erogati, e, in qualche modo, sociale. Ma sociale in che senso? Lo chiarisce il titolista, scegliendo di riassumere il succo del discorso con un ammonimento piuttosto tagliente: Occhio alla scelta dei corsi: "umanisti"  poco richiesti. Gli studi umanistici non sarebbero in grado di offrire garanzie occupazionali, al contrario dei corsi di studio scientifici. Stando a questa interpretazione, quindi, a meno che non ci si senta fortemente determinati ad intraprendere la carriera della ricerca e dell'insegnamento, sarebbe meglio abbandonare le sudate carte e investire piuttosto il proprio denaro e il proprio futuro in corsi di laurea più in sintonia con il mondo del lavoro.

Ma è davvero così?

Lo abbiamo chiesto ad un gruppo estremamente variegato di laureati in discipline umanistiche dell'Università di Udine (con una sola, illustre eccezione) – ex studenti con gusti, esperienze e personalità molto diverse tra loro, accomunati solo dalla forte determinazione a seguire un percorso di studi che valorizzasse prima di tutto le proprie inclinazioni: e ora, deposta la corona d'alloro e affacciatisi al mondo del lavoro, che cosa fanno?

Videointerviste di Federico Millevoi, laureato in Scienze del patrimonio audiovisivo e dell’educazione ai media e tirocinante presso il Digital Storytelling LAB.